Covid-19 e ambiente di lavoro: quale futuro per l’open space?

Uno studio del Parlamento Europeo ha analizzato i vantaggi e gli svantaggi dell’open space in relazione alla pandemia ed è arrivato alla conclusione che il suo futuro “è incerto perchè le malattie si diffondono più rapidamente in uno spazio per uffici aperti dove le persone sono più vicine l’una all’altra”.

Le domande chiave che girano nel mondo dell’architettura e dell’interior design in questo momento sono le seguenti:

  • Come si può riconsiderare lo spazio ufficio, in generale?
  • Come si possono riprogettare gli ambienti in un mondo post-coronavirus?

Pandemia a parte, gli open space stavano dando cenni di resa ancor prima dell’arrivo del Covid-19: del resto, se le occasioni di distrazione aumentano, la produttività diminuisce. L’analisi dell’Europarlamento ricorda come occorrano in media 25 minuti per riprendere l’attività dopo una distrazione. La mancanza di pareti isolanti o strutture fonoassorbenti, amplifica infatti rumori e inquinamento acustico, mentre l’introduzione di più schermi e dispositivi causa un maggiore stress derivante dal sovraccarico sensoriale.

Ma se l’open space rischia di appartenere ad un passato remoto, quale sarà il futuro dei luoghi di lavoro? I progettisti hanno identificato alcune soluzioni:

  1. Activity-Based Workplaces (ABW): questa idea di ufficio è finalizzata a reinventare gli spazi di lavoro per agevolare la produttività. Significa ripensare gli ambienti in una logica che mette al centro dello sviluppo l’utente, sempre più evoluto, informato, avvezzo alle tecnologie.
  2. Neighbourhood-based Choice Environments (NCE): il concetto centrale è la creazione di “isole” in cui i diversi team possano operare, consentendo comunque alle persone di avere accesso ai vari ambienti di lavoro. Avere una “base” in cui poter condividere le proprie idee è importante per i dipendenti, perché dona loro un senso di identità unico.
  3. Maker Environments, Mobile Occupants (MEMO): questo concetto sta emergendo in quelle aziende che cercano di creare spazi che favoriscano creatività e velocità d’innovazione. In altre parole, è quella che viene definita “garage-ification of space”, cioè un processo simbiotico in cui dimensione privata, domestica e lavoro coincidono.

Bob Fox, fondatore e CEO di FOX Architects ha affermato:

L’idea che esista un unico modello quando si parla di ambienti di lavoro è morta. Nella progettazione dei luoghi di lavoro era la dicotomia tra open space e spazi chiusi a farla da padrone, ma la verità è che era un argomento irrilevante. Nasce da una mentalità di riduzione dei costi che permea gran parte delle aziende.

Il costo è importante, ma non dovrebbe essere il fattore determinante.

L’ambiente di lavoro e tutti i suoi elementi accessori devono prima supportare gli obiettivi dell’organizzazione.”

Mediante il COVID-19 abbiamo imparato che il modo più veloce per costruire e sostenere un’economia sana è garantire il benessere e la sicurezza della propria forza lavoro mettendo loro a disposizione ambienti salutari e accoglienti. Immaginare come saranno i nuovi spazi di lavoro è un passo importante da compiere affinché tutto ciò diventi realtà e DAM, che da oltre 50 anni lavora al fianco delle aziende, ha già raccolto questa sfida con successo.

Fonte: www.workdesign.com


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